CIÒ CHE RESTA – ANTONIO DI CECCO
Ciò che resta. Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume
di Antonio Di Cecco
Con un testo di Antonello Frongia
Ciò che resta è stato co-prodotto da RVM e dalla Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre dell’Aquila
Dimensioni volume fotografico chiuso: 240 × 285 mm
Dimensioni volume testuale chiuso: 200 × 285 mm
Rilegatura e carta: Fedrigoni Materica Gesso 180 gr. (copertina); Fedrigoni Arena White Rough 90 gr. (sovraccoperta); Arena Natural Bulk 120 gr. (interni foto), Sixties Reflex 60 gr. (interni cianotipie); Coral Book White 90 gr. (volume testuale)
Stampa: tricromia + UV-LE
Lingua: italiano
ISBN: 978-88-944984-9-3
Prima edizione italiana: febbraio 2026
Tiratura: 500 cp numerate a mano
Fotografie e cianotipie: Antonio Di Cecco
Coordinamento editoriale: Agnese Porto, Giammaria De Gasperis
Art Direction e progetto grafico: Giammaria De Gasperis
Tipografia: Grafiche Antiga – Crocetta del Montello (Treviso)
Still life: Claudio Cerasoli
€ 28,00
Con Ciò che resta il fotografo Antonio Di Cecco non osserva semplicemente un paesaggio: lo lascia affiorare attraverso i suoi processi.
Il lavoro è un’indagine sul fiume, come elemento naturale inserito in un paesaggio più ampio, animato da piante, fiori e architetture naturali, generate dal loro intreccio. Il fiume dunque è perennemente presente anche quando l’acqua scompare, lasciando spazio ai rovi e agli elementi naturali che abitano i suoi margini. Si tratta di una narrazione del fiume “in assenza” o attraverso una presenza fugace e in rapido movimento, evidenziata dalla lunga esposizione.
Una narrazione del tempo, anzi dei tempi che operano sull’acqua e sulla vegetazione, veloce e inafferrabile il primo, lento e per questo impercettibile il secondo. La scelta del bianco e nero è una chiara volontà di restare focalizzato sull’essenziale, sulle forme e sulle linee create dalle piante del paesaggio fluviale. Un’evocazione di stati d’animo, più che un racconto del visibile e del reale.
Alle immagini fotografiche sono affiancate le cianotipie, nelle quali l’immagine appare attraverso un meccanismo chimico che rende la carta fotosensibile. La cianotipia è dunque una traccia, emblema di un evento che si è inscritto nella materia e, come il fiume, lascia segni del proprio passaggio sulle rive. Se le fotografie mostrano ciò che l’acqua alimenta nel mondo, le cianotipie mostrano ciò che l’acqua scrive direttamente sulla superficie sensibile.
Ad accompagnare il progetto fotografico, il testo “La forma delle cose più umili e contingenti e asimmetriche: note su Ciò che resta“, scritto da Antonello Frongia.



